Rialziamo la testa: 0-0 contro l’Imperia

Rialziamo la testa: 0-0 contro l’Imperia

Il Chieri c’è. Forse non sarà la migliore versione di sé – e con tutti i giocatori a cui deve fare a meno Didu non potrebbe essere altrimenti -, ma contro l’Imperia è stato fatto un importante passo in avanti sul piano della personalità dopo l’opaca prova di Lavagna. L’obiettivo della salvezza si raggiunge anche con gare di questo tipo.
Gli azzurri impattano contro l’ottava forza del campionato dopo aver probabilmente costruito le migliori occasioni per passare in vantaggio: nel primo tempo con Ravasi e Valenti, nella ripresa con una veemente incursione di Pautassi. I liguri si sono accesi a intermittenza e l’interruttore è sempre stato solo uno, Capra. Ad eccezione di una conclusione da 20 metri di Gnecchi, i nerazzurri non hanno mai impensierito troppo Marenco.
Il match avrebbe potuto cambiare intorno al 30′, quando Virga già ammonito ha interrotto una ripartenza di Pautassi andando direttamente sul nostro difensore e disinteressandosi del pallone, ma la giacchetta nera ha optato per la grazia.
Scelte quasi obbligate per Didu. Senza Benedetto, De Letteriis, Gerbino, Abelli e con Dalmasso non al meglio, il tecnico azzurro opta per una difesa a tre inedita negli interpreti (Conrotto al centro, Pezziardi alla destra e Pautassi retrocesso come centrale sinistro); in mediana fiducia a Sangiorgi davanti alla difesa, con il 2002 Zaffiro mezzala destra e Castelletto a sinistra, mentre i quinti sono Spera e Ozara; davanti Ravasi-Valenti.
Nella ripresa Didu prova a mischiare le carte, cercando di risolvere la partita con gli strappi di Ferrandino, gettando nella mischia ancora una volta il 2004 Jacopo Mosole e inserendo nel finale anche Benassi.
Ma il risultato non si schioda dallo 0-0. Giovedì trasferta da bollino rosso in casa del Gozzano.
Servirà un grande Chieri.

CHIERI-IMPERIA 0-0
Arbitro: Galiffi di Alghero.
CHIERI: Marenco; Pezziardi, Conrotto, Pautassi; Spera (45′ st Della Valle), Zaffiro (25’ st Mosole), Sangiorgi (17’ st Ferrandino), Castelletto, Ozara (35’ st Benassi); Valenti, Ravasi.
A disp. Finamore, Dalmasso, Rossi, Barcellona, Pedrabissi.
All. Didu.
IMPERIA: Dani; Malltezi, Scannapieco, De Bode, Malandrino; Sassari (1’ st Gnecchi), Virga (22’ st Di Salvatore), Giglio; Minasso (1’ st Grandoni), Donaggio, Capra.
A disp. Trucco, Fazio, Gandolfo, Fatnassi, Martelli, Cassata.
All. Lupo.
NOTE: ammoniti Valenti, Zaffiro (C) Virga, Capra (I). Recupero: pt 3’; st 3’.

Dalmasso dopo il rientro dal crociato rotto: “Devo molto a Isokinetic e a questo club”

Dalmasso dopo il rientro dal crociato rotto: “Devo molto a Isokinetic e a questo club”

398 giorni dopo l’infortunio al crociato con la maglia della Sanmaurese, lo scorso 7 marzo Alessandro Dalmasso ha esordito in azzurro al De Paoli da titolare. Non in una gara qualsiasi, ma contro una formazione di vertice come la Caronnese. Novanta minuti al centro della difesa a tre, dando un contributo importante nel fermare attaccanti di categoria come Corno e Calì.
Alessandro è sceso in campo dal 1’ anche nella sfortunata trasferta di Lavagna, a conferma della considerazione che nutre in lui Marco Didu e soprattutto che il periodo negativo è ormai alle spalle. Molto del merito, secondo Alessandro, lo si deve ricercare nel Centro Isokinetic di Torino che ha seguito tutta la riabilitazione del difensore classe ’96 e dall’estate scorsa anche partner del nostro club.
“In quei nove mesi di riabilitazione ho conosciuto praticamente tutti in Isokinetic. Ho trascorso più tempo nel centro di Torino che a casa mia o da qualsiasi altra parte. Mi ha seguito direttamente Valeria Cauda che è stata un po’ una seconda mamma per me. Non solo grande professionalità, ma è stata bravissima a sostenermi sia nelle mie giornate positive che quelle in cui le cose non andavano come volevo. È stata la mia fisio di fiducia, però mi sono davvero trovato bene con tutti. A cominciare da Paolo, con cui ho fatto sia le sedute nella green room che sul campo, per continuare il dottor Gastaldo che è riuscito sempre a farmi digerire tutti i test. Devo tanto anche al dottor Tencone: ogni due settimane ero da lui per le visite di controllo e mi è sempre stato d’aiuto e di conforto: un centro davvero straordinario”.
Una volta “rimesso a nuovo”, Dalmasso, cresciuto nel vivaio del Torino (per lui uno scudetto Primavera), si è ricordato della promessa che gli aveva fatto il suo ex allenatore dei tempi del Borgosesia: “Sì, per fortuna conosco Marco Didu. Nel corso della riabilitazione mi diceva che non appena mi fosse stato possibile mi avrebbe dato l’opportunità di allenarmi a Chieri. Quello è stato il primo passo per ripartire e poi per firmare con questo club”.
Poi siamo ai giorni nostri, con Benedetto fuori per infortunio e Didu che punta su Alessandro per sostituirlo: “Prima gara 90 minuti non me l’aspettavo, non avevo fatto neppure un’amichevole. Fortunatamente è andato tutto bene. Sono contento di essere in una piazza ambiziosa, so cosa significa giocare a Chieri. Ringrazio tutta la società per questa possibilità: perché non è normale, dopo un infortunio di un anno, trovare una società che creda subito in te”.

Ko 1-0 a Lavagna, Didu: “Dobbiamo dare di più”

Ko 1-0 a Lavagna, Didu: “Dobbiamo dare di più”

Una sconfitta che fa male, più che per il risultato in sé o per ciò che comporta (classifica sempre più corta in basso), soprattutto per come è maturata. Ovvero senza quegli elementi indispensabili per far bene in un campionato come questo. Gli azzurri infatti escono sconfitti sul campo della Lavagnese 1-0 lasciando la netta sensazione di non averci provato fino in fondo.
E’ lo stesso Marco Didu a porre l’accento su questo tema: “Su questo campo, dove hanno perso anche Gozzano e Bra, si possano portare a casa dei punti solo se scendi in campo con convinzione e voglia di incidere. Noi invece siamo stati troppo passivi. Non abbiamo mai dato l’impressione di poter far male. Certo, anche per le assenze ci manca un po’ di qualità negli ultimi metri. Dopo la riconquista della palla facciamo scelte sbagliate e dobbiamo cercare di migliorare. Ma prima di tutto dobbiamo trovare il modo di migliorare la nostra convinzione. Ho la sensazione che questa è una squadra che si accontenta di timbrare il cartellino. Anche oggi troppo timidi, troppo il ‘compitino’. Dobbiamo metterci più entusiasmo, più carattere, essere più spregiudicati. Dovevamo fare qualcosa in più per mettere in difficoltà i nostri avversari”.
Didu, tecnico pragmatico e conosce bene l’ambiente Chieri, sa però quali tasti toccare: “Non si vincono le partite perché abbiamo un bellissimo centro sportivo o perché abbiamo una proprietà che non ci fa mancare nulla. Dobbiamo metterci tutti qualcosa di più. Dobbiamo fare i punti che servono per salvarci e migliorare in fretta questo aspetto caratteriale”.
Domenica al De Paoli arriva l’Imperia, squadra ad appena tre lunghezze dai playoff ma reduce da due sconfitte consecutivi dopo un filotto di quattro successi. “Sono una formazione molto fisica, che esprime grande intensità e in attacco hanno interpreti di qualità. Poi ci sarà il Gozzano. Ma, indipendentemente da chi affrontiamo, dobbiamo tirare fuori qualcosa di più dal punto di vista della determinazione e della volontà di andarci a prendere le partite. Altrimenti in questa categoria non si vince”.
Dall’infermeria arrivano notizie confortanti, nonostante il rientro di Abelli resti ancora molto lontano e con Gerbino alle prese con una fastidiosa pubalgia. Benedetto infatti, assente anche contro la Lavagnese, rientrerà probabilmente in gruppo in settimana, mentre Zaffiro e Valenti, oggi in campo per qualche minuto, sono in netta ripresa.
Da segnalare oggi la terza gara da titolare (quinta presenza complessiva) di Jacopo Mosole (classe 2004, 17 anni il prossimo ottobre), impiegato come mezzala sinistra, con Castelletto in cabina regia.

LAVAGNESE-CHIERI 1-0
RETE: 19′ st Solinas (L).
LAVAGNESE: Bocchini, Oneto, Scorza, Avellino, Rossini, Alluci, Romanengo, Basso, Buongiorno, D’Orsi, Solinas.
A disp. Bova, Orlando, Profumo, Di Lisi, Bacigalupo, Lauro, Addiego Mobilio, Bei, Tripoli.
All. Masitto.
CHIERI: Finamore; Conrotto, Dalmasso (30′ st Della Valle), De Letteriis; Spera, Ferrandino (24′ st Valenti), Castelletto (41′ st Pezziardi), Mosole (15′ st Zaffiro), Pautassi; Pedrabissi (15′ st Sangiorgi), Ravasi.
A disp. Marenco, Benassi, Ozara, Rossi.
All. Didu.
NOTE: ammoniti Scorza, Alluci, Basso (L); calci d’angolo 2-2.

Alla scoperta di Jacopo Mosole, 16 anni e già un assist in Serie D

Alla scoperta di Jacopo Mosole, 16 anni e già un assist in Serie D

È il secondo giocatore più giovane sceso in campo in questa Serie D. Già 178 minuti collezionati (4 presenze), con la ciliegina di aver timbrato con un assist la prima gara da titolare. Jacopo Mosole, classe 2004, è la sorpresa più bella della stagione azzurra. Inizialmente avrebbe dovuto disputare il campionato Under 17, ma Cristian Viola l’ha voluto con sé nella Juniores nazionale. Poi il confronto con Marco Didu, lo stop pressoché immediato al campionato dell’Under 19 e la scelta del tecnico della Prima squadra: Mosole viene con noi. Allenamenti, convocazioni e il 7 febbraio, nel nostro stadio, l’esordio nel massimo campionato dilettantistico a 16 anni, 3 mesi e 26 giorni. Non in una gara qualsiasi o a punteggio già acquisito, ma sull’1-1 contro la Sanremese a 15’ dalla fine più recupero. Il primo pallone toccato? Un tiro al volo da 25 metri: palla abbondantemente alta, ma se l’avesse mancata i liguri avrebbero avuto un’autostrada per il contropiede. Anche da questi particolari si giudica un giocatore.
Centrocampista tecnico ma essenziale, che non si specchia sulle sue qualità ma cerca sempre la giocata più corretta ed efficace per la squadra, nelle quattro gare in cui è stato chiamato in causa, Jacopo ha dimostrato anche una tranquillità non comune per un ragazzo della sua età.
Mosole non è il primo (e non sarà l’ultimo) giovane del vivaio azzurro che trova spazio in Prima squadra. Nel recente passato ricordiamo Gerbino, classe 2002, esordire in azzurro a 16 anni, 4 mesi e 18 giorni. L’anno scorso, oltre ai 2002 Barcellona & Rossi, si fece largo tra i grandi Davide Tollardo, in campo in Serie D per la prima volta contro il Casale a 16 anni, 8 mesi e 3 giorni, per di più da titolare. E quest’anno Didu ha già fatto sedere in panchina i 2003 Mennuti ed Enrico, nel solco di una precisa identità societaria, perché il Chieri negli ultimi anni ha voluto rafforzare il suo principale obiettivo: valorizzare i giovani della cantera. Mantenere una squadra in Serie D di questi tempi ha una sua logica solo con questo preciso intento, di questo il presidente Luca Gandini ne è convintissimo.
«Qui mi trovo benissimo – conferma lo stesso Jacopo Mosole – Il nostro centro sportivo è enorme, bellissimo, tantissime squadre di Lega Pro ce lo invidiano. Per un giovane come me non potrebbe esserci di meglio».

Raccontaci gli inizi del tuo percorso calcistico.
«Ho fatto sette anni di Juve, dai 7 ai 14 anni, poi sono arrivato a Chieri. Questo è il mio terzo anno qui. Ho fatto Giovanissimi, Allievi fascia B e quest’anno avrei dovuto giocare negli Allievi. Poi sono partito subito nella Juniores e poco dopo sono stato aggregato alla Prima squadra».

Cosa ti porti dietro degli anni in Juventus?
«Del periodo alla Juve mi porto dietro tutte le belle esperienze fatte, i grandi tornei disputati all’estero, alcuni anche molto lunghi, che mi hanno fatto crescere. A 10 anni andare magari in Germania per dieci giorni senza genitori non è da tutti. E poi alcune partite contro società come Chelsea e Manchester City».

Il calcio moderno chiede di saper giocare in più zone del campo e tu in questo sei avvantaggiato.
«Da piccolo avevo iniziato come esterno offensivo, poi alla Juve prima di un torneo era venuto a mancare il regista e mi hanno messo al suo posto. Da quel momento ho sempre giocato da play. Da quando sono a Chieri ho fatto poi tutti i ruoli del centrocampo, trequartista, mezzala, il quinto e qualche volta anche il terzino. Mister Didu ultimamente mi ha impiegato da mezzala. Essendo mancino probabilmente giocare sul centro sinistra mi viene un po’ più facile, però credo che potrei fare bene anche a destra, in fondo non sono uno di quei mancini che non usa mai l’altro piede».

Com’è stato il passaggio in Prima squadra?
«Allenarsi e giocare con loro è tutto un po’ diverso. Più che tecnicamente cambia il ritmo, vanno molto più forte, c’è molta più intensità. Il gruppo però mi ha accolto molto bene, anche i più vecchi. Il nostro capitano Conrotto mi ha fatto sentire subito uno del gruppo».

Giocatori che ti hanno impressionato?
«Un po’ tutti. Tecnicamente Mattia Spera è uno dei più forti della squadra, ma anche Pautassi, Sangiorgi, Gerbino e Ravasi hanno grandi qualità».

Raccontaci dell’esordio. Era nell’aria?
«A dire la verità non me l’aspettavo. Il direttore Perfetti, subito dopo la prima convocazione, mi aveva spiegato che l’esordio sarebbe potuto arrivare quando il risultato sarebbe stato dalla nostra parte. Invece contro la Sanremese, sul punteggio di 1-1, il mister mi ha chiamato e sono entrato in campo molto deciso, senza paura».

Cosa ti ha detto Didu al momento del cambio?
«Mi ha detto di entrare senza pensare a niente, di non fermarmi mai per i 15’ che rimanevano e di uscire dal campo con la lingua che toccava per terra. Il mister mi dà tantissimi consigli, anche perché a 16 anni ho tantissime cose da imparare. Insiste molto sul posizionamento del corpo, sullo smarcamento».

Hai già messo a segno un assist per Ravasi. A gol come siamo messi?
«Nelle giovanili qualche gol l’ho fatto. Un po’ mi manca, in Prima squadra non è semplicissimo, ma ci proverò. Fare l’assist per un centrocampista però è molto importante e quando credo di avere la palla giusta lo cerco».

Quest’anno la squadra sta avendo un rendimento molto regolare, peccato per qualche pareggio di troppo.
«Dipende dalle partite. Contro Varese e Sanremese non sono stati due punti persi, ma un punto guadagnato. Contro Pont Donnaz o Sestri Levante invece c’è grande rammarico per il risultato finale perché meritavamo e dovevamo ottenere di più».

Obiettivi personali?
«Non ce ne sono, ma solo di squadra. Quindi evitare i playout e magari provare ad avvicinarci ai playoff».

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